Obey, più di un semplice marchio

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Come mai il faccione di André The Giant compare sulle tshirt e sulle felpe della Obey Clothing? E può un tizio noto per aver realizzato degli adesivi con il faccione di André The Giant diventare uno degli artisti più influenti del pianeta? E ancora: qual è il filo rosso che lega Barack Obama ad André The Giant? Ma soprattutto: chi cavolo è André The Giant? Eh no, un momento, a quest’ultima domanda ci rifiutiamo di rispondere: se non sapete chi è André The Giant vuol dire che avete sprecato la vostra infanzia. Quanto al resto, invece, abbiamo una storia da raccontarvi.

Corre l’anno 1989, Shepard Fairey è un giovane studente di design a Providence, Stati Uniti. E’ appassionato di Stickers, adesivi, li considera un mezzo di espressione e marketing formidabile. Un giorno ha un’intuizione: tappezza la città con un adesivo che ritrae il faccione del lottatore di wrestling André The Giant e la scritta “André The Giant has a posse”. Le reazioni sono contrastanti, c’è chi la considera una figata, chi invece non ne capisce il senso, ma in breve tempo l’iniziativa viene replicata in ogni angolo degli States. Fairey spiegherà che l’obiettivo di quella campagna era spingere i cittadini a farsi domande su ciò che viene loro proposto e imposto dalla pubblicità.

Il faccione del gigante catturava l’attenzione, senza però dirci cosa comprare, chi votare, che musica ascoltare. Da questo input sarebbe dovuta scaturire la riflessione e la voglia di rimettere tutto in discussione.

Obey Giant diventa una celebrità e Fairey prende quota come artista. Collabora con importanti musicisti per manifesti e copertine di album (su tutti Led Zeppelin e Pharrel Williams), ma è nel 2008 che la sua fama tocca l’apice e cioè quando realizza il celebre manifesto Hope, che ritrae l’allora candidato democratico Barack Obama in corsa verso la Casa Bianca. Un vero e proprio Endorsement, ma in pieno stile street art: i manifesti furono affissi abusivamente in ogni angolo del Paese e sia l’artista che il futuro presidente degli Stati Uniti negarono con forza che quella collaborazione fosse stata in qualche modo studiata o commissionata.

Solo dopo il voto, Obama scrisse una lettera a Fairey, ringraziandolo per il contributo dato alla campagna. C’è chi sostiene, infatti, che quell’operazione di marketing abbia spinto il 5% degli elettori a votare per il candidato democratico.

Nel 2001 Fairey lancia la sua linea di abbigliamento Obey Clothing: street & skate wear pensato per un pubblico giovane, alternativo e creativo. Una operazione commerciale, certo, ma anche il modo per far arrivare la sua arte alle persone, attraverso tshirt, cappelli e felpe. Gli abiti di tutti i giorni possono essere un grande veicolo per esprimere un pensiero, esattamente come le sono le tele o i muri.

Proprio in questi giorni è stata lanciata la nuova collezione in collaborazione con l’etichetta Wildfang (da sempre legata alle tematiche femministe) che ha come parole d’ordine speranza, resistenza e ribellione, e come tratti distintivi mani che esprimono il gesto dello Shaka, del cuore, della pace, il dito medio. Non a caso il lancio coincide con il primo anniversario della presidenza Trump e della grande marcia di protesta delle donne che lo ha accompagnato.

A giorni arriverà anche sui nostri scaffali, quindi tenetevi pronti.